Il mio blog preferito

venerdì 30 aprile 2010

Degno di nota


A fine lezione Lunastorta si avvicina alla cattedra.
"Professoressa, lei però l'altra volta non ha messo la nota a quelli che parlavano quando io ero interrogato". Mentre stavolta l'ho messa a lui.
Vero, l'altra volta non l'ho messa, ma soltanto minacciata. Anche perché le due fanciulle in causa, dopo la minaccia, si erano alquanto chetate. E va pur detto che Lunastorta non è in condizioni di rivedere le bucce a nessuno quanto a disciplina e, soprattutto, attenzione nel seguire le lezioni. Che abbia il coraggio di farlo è cosa che mi lascia sinceramente ammirata.
"Infatti. A loro non mi è sembrato il caso di metterla" convengo.
Sul momento mi reputo un prodigio di diplomazia, mitezza d'animo e disponibilità per non essergli saltata alla gola e non avergli nemmeno espresso, con poche e sentite parole, la mia compiuta opinione sul suo modo di comportarsi e trovare sempre da ridire su tutto e tutti.
Ma poi a casa, a freddo, rifletto e mi dico che forse si potrebbe provare a far capire alle creature che, prima di badare tanto al comportamento degli altri e di deprecare ingiustizie da parte dell'insegnante dovrebbero forse considerare con un po' più di attenzione quel che fanno.

Così il Lunedì arrivo con la parabola della trave e del fuscello. Prima gli spiego che l'insegnante vive la vita di classe con spirito professionale e in ogni cosa che fa deve tenere conto di un'infinità di fattori che agli alunni, che sono coinvolti in modo diverso, tendono a sfuggire. Che comunque la legge non è mai uguale per tutti perché si deve tenere conto di tanti discriminanti - come succede anche nel codice civile e penale - e infine che spesso si ha una percezione soggettiva del disturbo che si può creare nella classe molto diversa dalla percezione che può averne un esterno.
Indi passiamo alla parabola che viene letta, commentata e spiegata. Poi li lascio a scrivere le loro riflessioni. E tutti mi scrivono tante cose edificanti sull'importanza di non giudicare gli altri ("Maledetti ipocriti!" penso mentre correggo, anche se non si può escludere del tutto la possibilità che qualcuno sia in buona fede).

La mattina dopo Lunastorta arriva con la nota firmata... e un romanzo, sotto la nota, scritto da sua madre. Che mi dice sì, gentile professoressa, è vero che mio figlio chiacchierava e quindi lei giustamente gli ha messo la nota, però lui mi ha detto che anche altri chiacchieravano quando lui era interrogato e quindi mi sembrerebbe giusto che anche gli altri ricevessero la stessa sanzione. E mi saluta ringraziandomi per "la mia infinita pazienza" (senza, evidentemente, rendersi conto di quanto sta abusando della medesima).
Guardo incredula il quadernino, mentre la prima colazione mi va di traverso. Sono senza parole, ma alla fine riesco a dire "Grazie, lasciamelo che rispondo dopo con calma". Faccio finta di non essere in piena ebollizione e comincio la lezione (peraltro assai movimentata). In due ore ho tempo per cambiare idea almeno settanta volte sulla complessa questione "Rispondere, o non rispondere?".
A non rispondere so che il problema si ripresenterà a breve, magari con qualche altro collega.
La signora ha una granitica fede nei resoconti del figlio e niente di quel che gli insegnanti hanno detto, in singolo o in gruppo, è mai servito a scalfire cotale fede: costei continua a farci notare le ingiustizie e gli abusi di cui la sua creatura è oggetto, rimproverandoci tramite quadernino. Nel nostro primo colloquio cercò in vari modi di spingermi a dir male della Perfida Albione (e non la trovai un'operazione pulita, neanche un po'), poi passò a un lungo elenco delle malefatte dell'anno scorso di Sirius Black mentre io cercavo senza gran risultato, di spostare la conversazione sui molti Non Preparato di Lunastorta a storia e geografia.
Naturalmente è rappresentante di classe. Naturalmente è scontenta di esserlo, perché "gli altri genitori non la supportano". Naturalmente lei "non è di quelle che spalleggiano sempre il figlio".
Insomma, sarebbe meglio per tutti non lasciarle passare l'ennesimo "Siete stati cattivi con il mio bambino". D'altra parte l'unica risposta che mi viene in mente siul momento comincia con "Vaffanculo" e non sono sicura che sortirebbe l'effetto voluto.
Ben presto però la calma della Sala Professori produce il suo effetto. E scrivo.
"Gentile signora,
le sono sinceramente grata per la sua collaborazione nell'opera di gestione della classe. La prego però di considerare che per un ragazzo di tredici anni non sempre è facile valutare adeguatamente tutti i fattori di cui un insegnante deve tenere conto, anche perché il fatto di essere coinvolto in prima persona gli rende difficile una valutazione oggettiva.
Resto a sua disposizione, prof Murasaki".
Leggo ai colleghi. Lo trovano un eccellente Vaffanculo, stilato con molto garbo.
"Siamo sicuri che capisca tutto il discorso? E' un po' complicato".
"Se non altro capirà che la sto trattando dall'alto in basso".
Gli altri convengono.
Così salgo a restituire il quaderno al legittimo proprietario.
Non mi è arrivata controrisposta.

Sono comunque consapevole di avere solo pareggiato una battaglia. Di vincere la guerra, qua, non se ne parla nemmeno.

martedì 27 aprile 2010

Approfondimento delle Materie Letterarie



Oltre che da Donna Summer le gioie del profondo sono state cantate anche da Vivaldi: ascoltare per credere

Tra le molte e notevoli perversioni della sedicente Riforma Gelmini, la più stravagante è senza dubbio quella del misterioso Approfondimento delle Materie Letterarie, una misteriosa entità che è improvvisamente comparsa nell'orario di Lettere della scuola media. Al Ministero dell'Istruzione non più pubblica (MIUR, per gli amici) infatti hanno deciso di falciare le ore di Lettere da undici a nove, onde assegnare ad ogni insegnante di Lettere due classi e non più una e mezza come usava finora, MA qualche misteriosa mano all'interno del MIUR suddetto ha fatto scivolare un'ora supplemengtare di Lettere, appunto l'ora di Approfondimento delle Materie Letterarie, portando così il totale delle ore di Lettere di ogni classe da nove a dieci.
Abbiamo quindi insegnanti di Lettere con cattedre di diciotto ore, e cattedre di Lettere di nove + una ore. E se dividere diciotto per nove è un'esercizio abbastanza semplice, dividere diciotto per dieci è abbastanza complesso. Si aggiunga che questa misteriosa ora di Approfondimento è, appunto, rimasta misteriosa, perché dal MIUR nessuno ha mandato a dire una parola su cosa accidenti fosse e come andava gestita; e considerando la chiarezza delle indicazioni che arrivano da qualche tempo dal Ministero in questione, alla fine forse è andata meglio così.
Ogni scuola ha provato a sbucciare la patata bollente a modo suoi. Qualche scuola, ingannata da accenni falsi   e tendenziosi sparsi abilmente qua e là da Ministro e funzionari nelle interviste (ma mai in documenti ufficiali) riguardo a una mai meglio definita "Cittadinanza e Costituzione" (mentre esiste tuttora Educazione Civica, ma non ha un monte ore specifico, ed è ufficialmente una materia trasversale dai tempi della Riforma Moratti) ha pensato di dedicargli l'ora di Approfondimento, assegnandogli un programma specifico. Altre ne hanno fatto un'ora di lettura, anche lì con una programmazione specifica, oppure hanno spezzato le cattedre (di solito accorpando Approfondimento a Geografia). 
Hogsmeade ha seguito invece la tendenza più comune: tutte le ore di Approfondimento convogliate su un unico, sventurato insegnante, ma senza indicazione alcuna su cosa accidenti fare, nell'ora in questione.
La fortunata vincitrice delle ore di Approfondimento ad Hogsmeade sono io: visto che la scuola è formata da nove classi ho dunque il piacere di avere una classe con dieci ore (che è una bella comodità) e otto classi dove faccio un'ora a settimana (che è una bella scomodità per tutti, alunni compresi).

Ho chiesto cosa avrei dovuto farci, in quelle otto ore di Approfondimento. Mi hanno spiegato con gran solennità che avrei dovuto svolgere la programmazione relativa ai laboratori pomeridiani (dedicati, rispettivamente: per le Prime all'Educazione Ambientale, per le Seconde all'Educazione Alimentare e per le Terze a Educazione Civica). Ho provato a obbiettare ma si sono mostrati irremovibili, ho provato a chiedere chiarimenti ma si sono mostrati sguscianti come anguille. E insomma il primo giorno di scuola mi sono trovata nuda e cruda (a parte un elegante abito di seta e un giacchino di shantung che non rivestivano alcuna valenza didattica) davanti alle mie prime due ore di Approfondimento, e le ho sbarcate con il discorso di insediamento di Obama alla Casa Bianca per la Terza e con un testo da scrivere di getto sul loro primo giorno di scuola media per la Prima.
Visto che di chiarimenti continuavano a non arrivarne ho preso accordi con i singoli colleghi. Loro chiedevano e io provvedevo. Esercizi di recupero, correzione di esercizi di grammatica, lezioni supplementari di Storia e Geografia, interrogazioni a tappeto, verifiche - quello che volevano. In fondo, un'ora supplementare fa sempre comodo. Magari un'ora in più svolta dal titolare della cattedra avrebbe fatto ancora più comodo, ma insomma quello passava il convento. 
L'unica cosa che nessuno mi ha chiesto era di fare lezione di letteratura - con mio gran piacere, perché  mi risulta contro natura fare storia della letteratura alle medie, mentre un'ora passata a inanellare esercizi sull'uso dei pronomi mi rilassa e mi fa sentire utile. E' una cosa che so fare bene, o almeno così mi sembra.

Fare un'ora in otto classi diverse ha i suoi pro e i suoi contro. Adesso conosco tutte le classi, posso discutere con i colleghi in Sala Professori su tutti i casi problematici della scuola (ad ognuno ho messo almeno un rapporto) e tutta la scuola mi conosce. La mattina, quando entro, un'infinità di alunni mi salutano (un onore, questo, cui mi sarei adattata di buon grado a rinunciare, in effetti) e quando ho un'ora di supplenza so sempre cosa fare in ogni classe.
Ho tre enormi registri, ognuno col suo diario delle lezioni e la sua programmazione e i suoi voti. Una gran scocciatura, in effetti. E siccome tutti si sono accorti che la prof. Murasaki non ha niente in contrario a correggere quel che assegna, molti sono stati assai lieti di affidarle gran copia di verifiche di grammatica e di testi scritti di vario tipo. Considerando che ci sono anche gli scritti della classe dove faccio le dieci ore, e che sono sempre stata un'insegnante che fa scrivere parecchio le sue classi, posso senz'altro affermare che quest'anno la benedizione della correzione è scesa su di me con abbondanza.
Ho anche il piacere di essere in tutti i Consigli di Classe e dunque di partecipare agli scrutini di tutte le classi. Inoltre all'ora di ricevimento ho visto arrivare, con mia grande sorpresa, immani quantità di genitori; i più venivano per vedere che bestia era, e soprattutto per cercare di capire cosa diamine fosse l'Approfondimento (e lì non ero in grado di aiutarli più di tanto: perché, se non lo sa il MIUR, che l'Approfondimento l'ha inventato, come potrei saperlo io?), ma molti volevano sentirsi dire che i figli erano bravi o tapinarsi con me perché i figli erano problematici - e in entrambi i casi ho sempre profuso lodi o porto un orecchio fraterno e comprensivo, a seconda delle circostanze; altri invece volevano parlarmi dei casi loro (è incredibile la quantità di genitori che vengono a parlare con gli insegnanti per raccontargli i casi propri) oppure sparlare del legittimo titolare di Lettere perché non sa gestire bene la classe - e siccome, dopo qualche ora passata in quelle classi e con quei figli so benissimo perché il titolare ha problemi a gestire la classe, e so anche che chiunque avrebbe problemi a gestirla, la mia reazione è spesso assai diversa da quella che il genitore sembrerebbe aspettarsi, e include di frequente un uso intenso di frusta e gatto a nove code.

Dovendo tirare le somme, infine, mi sento di affermare che l'ora di Approfondimento delle Materie Letterarie è una di quelle esperienze molto formative di cui ogni insegnante è disponibile a fare a meno.

domenica 25 aprile 2010

La mia seconda


Tordo bottaccio. Una creatura simpatica e graziosa, ma forse meno astuta di quanto egli non creda

Si tratta prima di tutto di una classe di disgraziati - nel senso, letterale, che molti di loro sono afflitti da disgrazie e problemi familiari.
E che disgrazie e che problemi!
Abbiamo prima di tutto un'Orfanella, che ha perso la madre questa estate; segue poi una fanciulla col fratello maggiore afflitto da una forma particolarmente perfida di leucemia (per buona sorte, il caso, che all'inizio dell'anno sembrava disperato, si sta poi evolvendo in modo piuttosto positivo) e due ragazzi con madri in chemioterapia. Durante l'anno alla lista si sono aggiunti una ragazza che ha visto morire due zii nel giro di pochi mesi e un ragazzo che ha perso un nonno e sta perdendo uno zio. Un'altra ragazza, che già aveva un padre piuttosto violento, di recente ha visto arrestare (e rilasciare) il fratello maggiore per spaccio. Ci sono poi un paio di separazioni in corso (nemmeno troppo amichevoli, a quel che è dato sapere). Ah sì, anche una ragazza il cui padre, quando viene ai colloqui, ci spiega sempre che la poverina è stupida (che non è vero, ma di sicuro è vero che ha un imbecille per padre e questo non aiuta).
I genitori sono esasperanti: la ragazzina chiacchiera perché è in un gruppo che la perverte, il ragazzo non fa i compiti perché non aveva capito che andavano fatti, la creaturina si sente presa in giro dai compagni...
Ecco, potremmo partire da questo: i ragazzi in classe, e pure fuori, vivono col coltello tra i denti. Si sentono presi in giro dai compagni, pure di altre classi - e in effetti sono presi in giro. E dunque per legittima difesa, e solo per legittima difesa, immagino, a loro volta prendono in giro i compagni. Perché sono grassi, perché sono magri, perché sono secchioni, perché vanno male a scuola, perché sono paurosi, perché sono gay (ma, garantisco, i termini usati per indicare la gayezza non sono affatto politicamente corretti), perché esistono e respirano, insomma il solito repertorio.
Raccontano balle. Cioè, non è che si limitano a dire che hanno dimenticato il quaderno degli esercizi o il libro a casa, raccontano veramente un mare di balle - agli insegnanti e ai genitori (e passi) ai compagni e pure a sé stessi. Alcuni sono talmente avviluppati nel loro bozzolo stratificato di passaggi intermedi verso la realtà che sospetto si siano financo dimenticati non dico la strada per l'uscita, ma la possibilità stessa di uscirne.
Raccontano balle, ma, credo, senza il loro profondo consenso interiore - perché spesso le raccontano male, tanto che perfino una persona distratta e immune dal sospetto come me se ne accorge istantaneamente. Di solito faccio finta di non notare nulla di strano perché a muoversi là dentro si rischia di far danno, ma talvolta quel che dicono è così smaccatamente falso che non posso decentemente fare altro che prenderne atto e rampognare la creatura (o le creature). Ecco, uno dei problema è che sono una classe di contaballe assai imbranati.
Non sanno mentire ma non gli viene mai in mente di dire la verità. Non sanno copiare ma non gli viene nemmeno in mente di imparare a farlo. Non sanno studiare (soprattutto per mancanza di allenamento) ma nemmeno ci provano. Non sanno stare zitti né chiacchierare a voce bassa.
Non hanno il minimo senso delle convenienze. Litigano e discutono da un capo all'altro della classe. Lanciano gli aereoplanini mentre il loro compagno di banco è interrogato. Copiano gli esercizi di un'altra materia al primo banco. Leggono il libro alle interrogazioni, e non importa se li scopro regolarmente e certo non gli dico che fanno bene, continuano a provarci, oppure mi guardano con grandi occhioni innocenti e mi dicono "Ma tutti leggono il libro". Ho provato a spiegargli che un conto è dare una scorsa al libro aperto per ricordarsi una data o un nome e altra cosa è leggere parola per parola. Evidentemente non hanno capito, perché ci hanno riprovato la settimana dopo.
Per mandarsi dei comunissimi bigliettini da un banco all'altro noleggiano la banda del paese e fanno una tal confusione che anche un cieco li vedrebbe. Quando alla fine, esasperata, sequestro il bigliettino, ne faccio coriandoli e lo butto nel cestino, si meravigliano "Prof, ma come fa a vedere sempre tutto?".
"Veramente io mi pregio di essere una di quelle insegnanti che non vede un sacco di cose. Siete voi che non ci sapete fare" rispondo, nella (vana) speranza che raccolgano la sfida e imparino un po' di savoir faire. Eccheccazzo, ho passato gli anni di scuola a mandare bigliettini e mai che mi abbiano beccata. Qualche volta avran fatto finta di non vedermi, ma di solito non mi vedevano proprio, punto e basta.
Sono una classe di imbranati - la più imbranata classe di imbranati che abbia incrociato in dieci anni di onorato insegnamento.
Sono una classe con un singolare talento per mettersi nei pasticci. Sono una classe in continua tensione e sofferenza, peggio dei nostri bilanci pubblici e di poco meglio dell'attuale deficit greco.
Il gruppo-classe non si è fermato. Dubito che, a questo punto, possa formarsi. Sarebbero, saremmo, dovuti intervenire prima. Non so come, sinceramente: i rapporti interni di questi ragazzi sono intricati peggio dei rovi intorno al castello della Bella Addormentata e affondano le loro radici in precedenti che risalgono alle elementari, all'asilo e forse financo al tempo della gestazione. A noi comunque arriva pochissimo. In apparenza sono quasi tutti cari amici - e non è detto, proprio per niente, che quei pochi di cui talvolta si dice apertamente male siano i più temuti o i peggio considerati.
Quasi tutti, ovviamente, si sentono vittime di epiche persecuzioni da parte di compagni e docenti. Tutti ci rimproverano perché noi professori siamo cattivi, perfidi e ingiusti.
Ho provato a spiegargli, con molto garbo, che è impossibile far leva sui miei sensi di colpa perché non ne soffro. Solo un gruppo molto ridotto ha colto il messaggio (ma se n'è dimenticato poco dopo).
Loro stanno male in classe, e io pure. Sono diventata sospettosa fino alla paranoia, io che ho sempre abboccato con grande serenità. Sono diventata rigida, per quel po' che mi riesce. E pure acida. Io, che rispondevo automaticamente "sì" qualunque fosse la richiesta (Posso portare i compiti tra una settimana? Posso giustificarmi a storia? Posso andare a fare le fotocopie? Posso andare a telefonare a casa? Posso andare a portare i fogli in segreteria? Posso andare in IIB che c'è il mio ragazzo che non lo vedo da venti minuti e ci ho le crisi di nostalgia?) adesso sottopongo ogni richiesta a un vaglio implacabile e di solito rispondo di no. Vivaddio, sono rimasta fedele a uno dei miei principi cardine, ovvero che chiunque voglia andare in bagno, in qualsiasi momento della lezione, ci va punto e basta. Ho messo una quantità di note e rapporti semplicemente surreale e mandato una vera processione di gente da Preside e Vicepreside - e soprattutto ne ho minacciati molti, molti di più. Li ho presi in giro e gli ho fatto delle splendide prediche, che nemmeno Savonarola ai suoi tempi d'oro, gli ho dati compiti supplementari e siccome li facevano distrattamente glieli ho fatti rifare tre e quattro volte finché non li facevano giusti. Ho alzato la voce ben più di quanto abbia mai fatto. Ho quasi sospeso le pause tra ora e ora perché mostravano di intenderle come "fine definitiva delle lezioni e si fa il cazzo che ci pare" - adesso faccio tre ore a fila senza interruzioni, il che renderebbe irrequieta anche una classe di Gattemorte.
Sia chiaro, non sono indomabili. Dall'inizio dell'anno hanno fatto progressi, facilmente misurabili con l'aiuto di un qualsiasi microscopio elettronico. Altri quindici anni sotto le mie abili mani e diventerebbero una classe gestibile come qualsiasi altra.
Infatti sto seriamente pensando di tornarci. E anche di andare da un bravo psicologo per  a farmi spiegare perché accidenti intendo tornarci.

venerdì 23 aprile 2010

Non tutte le lacrime sono un male



(...e se non è un Albero Bianco questo...)

Tra i suoi infiniti pregi, il Signore degli Anelli conta un finale lento e lunghissimo. Al giorno d'oggi ogni scrittore si ritiene in dovere di dare conclusioni frenetiche ai suoi romanzi più intricati, ma Tolkien la sapeva più lunga e conclude con una tecnica rilassante che ricorda quella della Sinfonia degli Addii di Haydn: i fili della trama vengono chiusi uno per uno, con calma, finché l'arazzo non è completo e la tensione è completamente sfumata.
E' un lavoro bello lungo perché c'è un'era da chiudere e un'altra da riaprire, e un mondo da ricostruire. Insomma, il da fare non manca.
E dunque prima di tutto si fa festa ai due poveri hobbit che hanno attraversato l'inferno fino a rischiare di finirci intrappolati dentro (e meno male che all'ultimo momento arrivano le Gwahir Airlines a rimediare), poi gli si racconta cos'è successo agli altri.
Si torna a Minas Tirith, dove Faramir e Eowyn si conoscono e si fidanzano, e dove Aragorn viene incoronato con una magnifica cerimonia e si sposa con Arwen.
Si canta, si ride e si festeggia finché qualcuno comincia a parlare di ritornare a casa. Ma non subito, per carità, e non soli soletti: i quattro hobbit partono con un corteo più che sontuoso e un po' per volta lasciano i loro amici per strada: prima Eowyn ed Eomer, poi Barbalbero, Galadriel, Bilbo... infine si ritorna nella zona della Contea e a quel punto perfino Gandalf si defila.
Ritroviamo la locanda del Puledro Impennato e i vari pony che gli hobbit avevano seminato per strada, poi la Contea - che in quei due anni di assenza dei protagionisti ha subito un bel po' di cambiamenti ma si rimetterà in sesto molto presto.
La Contea rifiorisce: ritroviamo gli altri hobbit che abbiamo intravisto all'inizio, i giardini tornano a rifiorire, Sam si fidanza e si sposa, Frodo continua la vita di sempre, con qualche crisi legata agli anniversari delle ferite che ha ricevuto.
E infine, ecco, parte anche Frodo, che ha scoperto che è stato ferito troppo a fondo per riuscire a vivere come prima. La nave grigia degli elfi porta via lui e i tre portatori dei Tre Anelli elfici: Gandalf, Elrond e Galadriel. Partono per una terra che le rotte umane non riusciranno mai a individuare e lasciano un mondo che non gli appartiene più.
Sam invece torna a casa, con i due hobbit più giovani.
Ma per chi avesse ancora un po' di appetito, ci sono cento e passa pagine di appendici da sgranocchiare per "riempire gli angolini".

Con tutto ciò, aveva ragione quel lettore che scrisse a Tolkien per lamentarsi che il Signore degli Anelli aveva il difetto di essere troppo corto.

martedì 20 aprile 2010

Sono piccoli, ma valorosi



Merry e Pipino, in un'assai filologica trasfigurazione felina

Frodo e Samwise, Meriadoc e Peregrino, i quattro hobbit della Contea, passano il loro tempo guardando dal basso in alto i vari protagonisti e sentendosi sempre del tutto inadeguati alla situazione; pure, non c'è dubbio che senza di loro nel libro non si caverebbe un ragno dal buco.
Di Frodo e Samwise, che riescono nientemeno che a strisciare fino alla Voragine del Fato e a distruggere l'Anello (con l'aiuto di Gollum che, non va dimenticato, in origine era pure lui un hobbit) è perfino inutile parlare, senza di loro la storia semplicemente non ci sarebbe. Ma anche l'intervento dei due cuginetti più aristocratici, Merry e Pipino, non è certo da sottovalutare. Diciamo che mentre i due hobbit borghesi si preoccupano di sbrigare gli affari veramente importanti, ovvero dell'Anello, i due aristocratici badano alla guerra, che ha come principale scopo quello di distrarre Sauron mentre i due hobbit borghesi strisciano etc. etc.

A questo scopo i due hobbit più giovani provvedono prima di tutto a liberarsi da quegli insopportabili Uruk-hai che li hanno catturati, per poi rifugiarsi nella foresta di Fangorn, evitando accortamente il settore degli Ucorni, con i quali sarebbe estremamente increscioso avere a che fare. Incontrano invece Barbalbero, lo conquistano con la loro grazia fanciullesca e lo convincono nel giro di un paio d'ore a organizzare una spedizione di Ent e Ucorni contro Isengard.
Dopo il passaggio degli Ent, a Isengard non resta letteralmente pietra su pietra; ma gli Ucorni hanno ancora fame e sono dispostissimi a fare una piccola deviazione e spazzar via anche gli eserciti di Isengard. In seguito gli Ent svolgono un utile opera di salvaguardia per la terra di Rohan - ma se gli hobbit non fossero andati a chiamarli, si sarebbero limitati a restare nei loro boschi bofonchiando che le cose non stavano andando granché bene mentre gli Ucorni ucorneggiavano ancor più di malumore.
Giunti a Isengard, Pipino si prende la briga di testare una strana sfera di cristallo. Permette così a Aragorn e a Gandalf di scoprire senza (loro) rischio che si tratta di un palantìr, che poi Aragorn userà per distrarre Sauron con qualche effetto speciale mentre questi sta radunando gli eserciti per andare contro Minas Tirith.
Al momento della battaglia Merry aiuterà Eowyn ad uccidere il Re degli Stregoni (salvandole nel contempo la pelle) mentre Pipino riuscirà nell'epica impresa di salvare Faramir non tanto da sciocchezze quali gli orchetti o i Nazgul, ma dal ben più pericoloso abbraccio mortale del suo amoroso padre. I due hobbit riescono così a preservare la materia prima per l'unica storia d'amore nata all'interno del romanzo, contribuendo a formare una gran bella coppia.
Ovviamente, agli ultimi capitoli, rimettere a posto la situazione nella Contea gli richiederà pochi giorni e pochissimi colpi di spada. Poi passerò Sam con la sua scatoletta di legno di rosa a ripulire il terreno e tutto tornerà come prima grazie a un po' di lavoro.

Non male per dei teneri, piccoli indifesi hobbit tanto carini e simpatici e tanto inadeguati alla dura vita fuori dai confini protetti della Contea...

venerdì 16 aprile 2010

Light My Fire


You know that it would be untrue / You know that I would be a liar...
(a me la versione di Will Young piace più di quella dei Doors
anche se non sta bene dirlo in pubblico)

Se è noto che a tutti i poeti manca un verso, nessuno si sorprenderà che qualche verso manchi anche alla Preside che, per motivi che nessuno è riuscito a ben comprendere, si è intestardita e ha operato in tutti i modi per farci tornare a scuola nell'unico giorno che collegava il ponte elettorale con le vacanze di Pasqua. Di conseguenza, con un certo malumore nostro e una comprensibile irritazione da parte di ragazzi e famiglie, Mercoledì 31 Marzo la scuola di Hogsmeade ha riaperto i battenti per richiuderli subito dopo.
Cosa fare in quella giornata non era questione facile da risolvere, anche perché nessuno sapeva quanti alunni avrebbe avuto. Quanto a me, avevo tre ore con la mia classe e una chiarissima consapevolezza del disastro in cui si sarebbe risolto ogni tentativo di interrogazione, oltre a una scarsissima fiducia nella loro capacità di attenzione ad eventuali miei tentativi di spiegazione (...per tre ore?!?).
Così ho fissato il tema: chi c'era lo faceva, e questo era quanto. E sono venuti quasi tutti, ma avevo come l'impressione che non fossero nell'animo giusto per fare temi sulla letteratura medievale o sui massimi sistemi.
Perciò ho deciso di dargli un traccia unica, in cui potessero facilmente immedesimarsi: "In una lettera ad un amico racconta in modo dettagliato l'incendio della tua scuola".
"Carino" hanno detto, prima di rimboccarsi metaforicamente le maniche e mettersi al lavoro. In un'atmosfera densa di sussurri e puntellata da strane domande sui vari tipi di esplosivo, sigle di associazioni terroristiche e quali fossero le strutture portanti della scuola, i ragazzi hanno scritto, copiato, riletto e consegnato.

Non avevo particolari aspettative ma pensavo di leggere gran copia di descrizioni di fughe avventurose, danze rituali di gioia, insegnati flambé, crolli di macerie e simili. Non avevo ancora capito di avere in classe il più agguerrito nucleo di terroristi in nuce che mai si sia visto in Europa dai tempi più gloriosi dell'ETA: la maggior parte di loro, infatti, ha preso in mano la situazione e si è personalmente incaricata di organizzare nei dettagli l'attentato.
"Ma tu avevi chiesto un incendio, non un attentato".
Vero. Ma molti hanno optato per l'attentato, facendosi all'occorrenza consigliare da Osama Bin Laden in persona e scrivendogli per ringraziarlo degli ottimi risultati conseguiti grazie ai suoi provvidi consigli. Altri hanno scritto dal carcere minorile ad amici per raccontargli la grande avventura. La maggior parte comunque aveva operato in autonomia, finendo così per sbagliare l'ora o le modalità dell'attentato - che era comunque andato a buon fine nelle sue parti essenziali. Va da sé che quasi mai insegnanti o preside la scampavano - spesso però, con mio grande stupore, finivano per rimetterci le penne anche i custodi (che, da bravi custodi della scuola di paese, fanno parte a tutti gli effetti della comunità) e in un caso anche gli alberi del giardino (cosa di cui ho rimproverato lo studente. Ma in effetti, con un incendio di quelle dimensioni, gli alberi non potevano che vedersela male). Ad ogni modo della scuola non restava in piedi una singola briciola.

Altra sorpresa (che forse sorpresa non è): tutti gli attentatori erano maschi - in qualche caso maschi decisamente pacifici e di ottimo carattere. Le femmine più aggressive si sono limitate a prendere atto dell'incendio che nasceva di solito da cortocircuiti, problemi alla mensa e perfino da un paio di fantasmi vendicativi. L'unica che ha tirato in ballo un attentato ha raccontato che il figlio di un grande terrorista era stato mandato ad Hogsmeade in incognito dal padre e, visto che gli insegnanti volevano bocciarlo, aveva risolto la questione facendo saltare in aria la scuola. Quanto a lei, non aveva acceso un singolo candelotto né causato la più piccola delle scintille.
A ripensarci bene, credo che neanche a me sarebbe venuto in mente di dar fuoco personalmente alla scuola, e anzi mi ha sorpreso vedere che qualcuno ha sviluppato il tema in tal senso. E sì che mi dicono che ho un ottimo rapporto con la mia aggressività.
Da qui si potrebbe dibattere a lungo su temi quali l'aggressività maschile e femminile e se, e in che misura, certe differenze siano frutto di imposizioni culturali o di istinto naturale.
Si potrebbe, certo, ma non saprei con chi farlo: non conosco nessun testo sulla differenza di genere alle scuole medie e nessuno ha speso due minuti per parlarmene alla SSIS né gli ha dedicato conferenze o corsi di aggiornamento nella mia provincia.
Io però sono convinta che è un tema su cui un'insegnante andrebbe un po' istrutto, prima di entrare in classe.

domenica 11 aprile 2010

Onorateli con grandi onori!



Il campo di Cormallen: "Onorateli con grandi onori!"



Con gli anni in Italia è arrivata anche un po' di critica tolkieniana; spulciando qua e là ho scoperto con mio immenso stupore che c'era anche un ramo di pensiero che considerava una "caduta" e un "fallimento" da parte di Frodo (che risultava così un "eroe mancato") essersi arrogato l'Anello quando arriva sull'orlo della Voragine del Fato. Da questa caduta poi si partiva per una serie di considerazioni legate alla fede (cristiana) che mi sembra che con tutta la questione c'entrino veramente il giusto. Evidentemente, per questi critici, era almeno vagamente immaginabile che Frodo, giunto davanti alla Voragine, buttasse l'Anello nel fuoco con un sospiro e un bacio d'addio, come una sposa con la fede nuziale ai tempi del fascio: ahimé, mi dispiace farlo ma è necessario (aggiungendo, eventualmente: "La Patria / Il Consiglio lo vuole").
Sfugge alla mia umana comprensione come si possa vedere una "caduta" nell'essere sopraffatto da forze schiaccianti. Forse che Pompei "cadde" sotto la lava? Forse che "fallirono" gli impiegati che lavoravano nelle Twin Towers in quello sciagurato 11 Settembre? Mancarono di fede gli sventurati spazzati via dallo tsunami?
Ad impossibilia nemo tenetur. Nessuno è tenuto a far miracoli. Missione o non missione, negli ultimi capitoli del viaggio verso l'Orodruin viene spiegato chiaramente, molto chiaramente, che l'Anello logora le forze e divora vivi i portatori. Sono cose che in teoria sapevamo fin dal secondo capitolo, ma con cui solo adesso ci confrontiamo davvero. Frodo viene divorato fino all'osso: perde il sonno, i ricordi, la sensibilità. La volontà lo sostiene quasi sino all'ultimo, la compassione anche (l'ultimo suo gesto è risparmiare Gollum per la 797ima volta). Quando il potere dell'Anello raggiunge il suo apice, lì, proprio dove venne forgiato, Frodo viene travolto.

Tutto questo era prevedibile, e forse il Consiglio l'aveva previsto. Qualcuno* ha  infatti ricordato che durante il Consiglio Frodo si era impegnato soltanto a portare l'Anello, non a distruggerlo, e questo Elrond lo ripete al momento della partenza quando espone il giuramento che vincola Frodo - e nessuno dei punti di quel giuramento viene tradito, in effetti.
Frodo era l'unico che poteva portare l'Anello fin lassù, e anche lui non ce l'avrebbe fatta senza Sam; distruggere l'Anello volontariamente è fuori della portata di qualsiasi mortale e (sembra di capire) pure degli immortali; ma è comunque grazie a Frodo che l'Anello viene distrutto, perché Gollum è vivo solo e soltanto perché Frodo l'ha risparmiato un'infinità di volte, perfino quando le frecce degli uomini di Gondor avrebbero potuto farlo fuori senza che gliene venisse incomodo alcuno - ed è Gollum che alla fine salva la situazione, anche se in modo abbastanza involontario
I vecchi peccati hanno le ombre lunghe, ma anche i gesti di misericordia possono avere conseguenze del tutto imprevedibili. Il Consiglio, che ha rischiato il tutto per tutto con un gesto azzardato che sconfina nella follia, dimostra di aver visto giusto.
Tra l'altro nessuno nel libro ha mai una parola di biasimo per il "fallimento" di Frodo - anzi, giustamente, tutti onorano con grandi onori lui e Samwise, al Campo di Cormallen.

E vorrei anche vedere.

*Gianluca Casseri Frodo Baggins, l'eroe che non ha fallito in "Albero" di Tolkien, cur. G. De Turris, Milano, Bompiani (Tascabili Bompiani 377), pp. 183-198.

Reazioni incomposte ad una modesta comparsata dei Promessi Sposi



Solenghi-Marchesini-Lopez: chi altri?


"Prof, sta leggendo i Promessi Sposi?" chiede Mercuzio avvicinandosi alla cattedra durante l'intervallo.
Il libro, una sobria edizione tascabile, spunta dalla borsa gattata che è appoggiata sulla cattedra.
"L'ho portato per fare un paio di fotocopie, volevo farvi leggere un bra..."
"Ci fa leggere i Promessi Sposi? No, prof, è noioso!"
"Ma no, solo qualche paginetta sul passaggio degli eser..."
"No, Prof, i Promessi Sposi no!"
"Mercuzio, perché non ti godi il tuo intervallo e non lasci decidere a me la programmazione?".
Mercuzio si allontana, per niente convinto. Passa di lì la Sognatrice, che quando vuole ha gli occhi assai pronti.
"Prof, sta leggendo i Promessi Sposi?".
"No, era per fare un paio di fotocopie sul passaggio degli e..."
"Prof, ma non ci farò mica leggere i Promessi Sposi?"
"Solo qualche pagina sul passaggio dei lanziche..."
"No, prof, i Promessi Sposi no!"
"Guarda che non mordono, sono un libro come tanti" provo a rassicurarla.
"Ma E' NOIOSO! Io lo so, perché l'ho letto! L'ho preso in biblioteca lo scorso mese e le assicuro che è davvero noioso!"
"Calmati, non leggerete i Promessi Sposi, si tratta solo di un piccolo, innocuo brano che non vi arrecherà alcun danno" ripeto con pazienza "Consideratelo come una fonte storica, è solo per farvi capire il passaggio dei lanzichenecchi".
"Ma proprio i Promessi Sposi? Uffa, Prof, non è giusto".
La Sognatrice se ne va e io continuo a compilare il registro, immersa in profonde riflessioni.
In effetti io non faccio mai leggere i Promessi Sposi per letteratura, ma uso quasi sempre qualche pagina in seconda per la parte storica: il passaggio dei lanzichenecchi, l'arrivo della peste, il duello di Lodovico... quest'anno poi abbiamo fatto il Seicento talmente in fretta e talmente con i piedi (né il manuale di storia ci offriva comunque l'opportunità di farlo decorosamente) che mi sembrava cosa buona e giusta fargli intravedere i piaceri che può darti la guerra anche quando non sei in guerra.
Si tratta di due paginette sugli eserciti di ventura e i loro usi e costumi, più due su don Abbondio, Perpetua e Agnese che tornano a casa dopo il passaggio degli eserciti - con il vantaggio supplementare di fargli un primo test sull'italiano dell'Ottocento.
Quanto al vantaggio laterale che talvolta mi propongo con questi delicati assaggi, cioè fargli assaggiare la profonda attualità del Manzoni storico, non so se questa classe è pronta per coglierlo - del resto occorre considerare che la storia non gli interessa né tanto né poco, al di là del grosso handicap che presenta per il fatto di doverla studiare.

Ad ogni modo le loro reazioni al semplice apparire dei Promessi Sposi sono solo un pochino più esplicite della media (è una classe sempre disposta a dir male di qualcosa o qualcuno) ma corrispondono a quelle consuete dei loro coetanei - e con queste premesse, continuo a non capire come mai molti insegnanti di Lettere ritengano loro preciso dovere adottare i Promessi Sposi come libro di narrativa per la terza media. Intendiamoci, a volte può piacere. Io stessa ho incontrato una classe che aspettava la sua razione di Promessi Sposi settimanale come altri avrebbero aspettato un giro in gelateria - una singola classe, in dieci anni. Ma considerando che alle superiori avranno comunque modo di incontrare cotale libro, confesso che mai e poi mai mi azzarderei a forzarli ad un lungo incontro precoce - anche perché Manzoni in generale non mi è mai sembrato scrittore per adolescenti e difficilmente viene apprezzato prima dei vent'anni.
Salvo casi di insegnanti estremamente convincenti...

sabato 10 aprile 2010

Manuale del perfetto Insegnante - I Genitori (6)


Un Buon Genitore, com'è noto, è del tutto impermeabile ai ricatti morali che la prole tenta di operare nei suoi confronti - cosa in effetti assai semplice, soprattutto per chi non ha figli

Ordunque abbiamo parlato sinora di genitori e di insegnanti. Ma, com'è noto, esistono alcune concatenazioni di circostanze* grazie alle quali un insegnante può diventare genitore. Subentra allora in lui un notevole cambiamento della weltanschauung.

E' noto infatti che mai si vide al mondo migliore allevatore di prole dell'ISF (Insegnante Senza Figli): costui infatti sa sempre benissimo quali sono i principi e le modalità da seguire nell'educare i giovani virgulti e spesso e volentieri tali principi e modalità riprendono (a suo dire) quelli dei suoi genitori. Sovente ne risulta il quadro familiare di una coppia genitoriale di 2GS (ovvero Due Grandissimi Stronzi) cui faceva da riscontro un figlio/a di obbedienza esemplare e assolutamente ligio al suo dovere.
Già qui vi sarebbe abbondante materiale da riflessione: per esempio solo i figli più che esemplari scelgono di diventare insegnanti? In tal caso, niente di strano che abbiano difficoltà ad accettare il comportamento dei loro allievi (in particolare di quelli che non sembrano mostrare alcunissima propensione all'insegnamento) e che non cessino mai di pontificare sulla giovanile indisciplina. Oppure: come si conciliano certi ricordi autobiografici dell'esemplarissimo individuo in questione con altri racconti di amici comuni che lasciano intravedere, per carità, una persona onestissima e più che rispettabile, ma che ogni tanto si concedeva qualche innocua evasione, non tutti i giorni entrava in classe con i compiti completamente svolti e ha rifilato pure lui il suo bravo quantitativo di balle agli autori dei suoi giorni?

Come che sia, l'Insegnante Senza Figli sa sempre indicare a perfezione come e quanto sbagli il GO (Genitore Ordinario), reso da lui oggetto di continue critiche, oltre ad avere ben chiaro che cotale genitore non dovrebbe mai e poi mai trovare da ridire su alcuna scelta di alcun insegnante. Tale atteggiamento, va riconosciuto, non cambia una volta che l'Insegnante Senza Figli si riproduce: il Genitore (degli altri) continua ad essere uno smidollato incapace, privo di fibra morale e di buon senso e assai impertinente quando si permette di criticare un docente.
Tuttavia, una volta che api e uccellini hanno fatto il loro dovere e il docente si è riprodotto, quando infine è passata la fase dei pannolini e dei biberon e giunge il momento di mandare la prole a istruirsi secondo l'usata trafila che inizia con la scuola materna, il Genitore Insegnante subisce una profonda metamorfosi, quasi un rinnovamento interiore - e scopre, improvvisamente, che la classe docente è composta da disgraziati incapaci.
Verrebbe magari da pensare che, memore degli anni passati a combattere con i genitori e dopo le numerose critiche rivolte ai suddetti, da solo o insieme ai colleghi, un insegnante che si ritrovi ad essere anche genitore, consapevole com'è delle numerose difficoltà in cui inevitabilmente si può ritrovare il collega che ha avuto in sorte la gestione della sua prole, si dimostri pieno di comprensione e solidarietà e capace di immedesimarsi nel punto di vista del malcapitato di turno, almeno qualche volta.
Verrebbe magari da pensarlo, ma sarebbe sbagliato: nel momento in cui si riproduce, un Insegnante diventa un Genitore come tutti gli altri ed esibisce il consueto repertorio che ogni docente conosce, a cominciare dai classici "Non lo/la capisce" "Io conosco mio/a figlio/a" "Non si può trattare così un/a bambino/a", senza risparmiarsi i consueti "I bambini/ragazzi vanno saputi interessare alla materia", "Non sa tenere la classe" fino agli stranoti "L'ho interrogato/a ieri sera e sapeva tutto" "Non sa valorizzarla/o".

Subentra inoltre anche un fattore gerarchico: infatti il Genitore Insegnante tollera assai male le rimostranze degli insegnanti di rango "inferiore". Convinto forse dai sistemi informatici, dove di norma "il maggiore legge sempre il minore" (ad esempio Word 8 che legge, o dovrebbe leggere anche Word 7), il Genitore Insegnante dà per scontato che chi insegna alle medie sappia di default come dovrebbero lavorare alle elementari, chi lavora alle superiori sia anche perfettamente in grado di giudicare l'operato degli insegnanti delle medie eccetera. In cima alla piramide ci sono, ovviamente, gli insegnanti universitari - che sono comunque convinti di saperne più di chiunque al mondo su qualsiasi cosa almeno vagamente collegata al loro settore, indipendentemente dal fatto di essere o non essere genitori.
Tuttavia è risaputo che, se pur esistono alcune, specialissime persone capaci di insegnare in qualunque scuola di qualsiasi ordine e grado con adeguate capacità e competenza, la maggior parte dei docenti a malapena impara e con gran fatica ad insegnare ad una determinata fetta di individui, e anche lì non sempre con risultati entusiasmanti. In breve, riuscire ad appassionare le giovani menti alla trigonometria non ti rende automaticamente capace di avviare delle ancor più giovani menti alla scoperta dei numeri da uno a dieci; e tuttavia la maggior parte dei Genitori Insegnanti è convinta di essere perfettamente in grado di valutare l'operato di un collega di grado più basso e di saper criticare a ragion veduta le sue scelte, come si può facilmente sentire in qualsiasi Sala Professori.

I colleghi ascoltano, un po' inquieti.
In cuor loro si domandano se diventeranno (o sono stati) anche loro così.
In cuor loro sanno che la risposta è quasi sempre "sì".


*per un riepilogo delle medesime, basta cercare uno di quei siti che parlano delle api, delle farfalle, delle cicogne e di consimili argomenti
** si tratta di una generalizzazione: si danno infatti molti casi di insegnanti che riescono a mantenere, almeno all'apparenza, un atteggiamento equilibrato e ragionevole verso la propria prole. Tu, che stai leggendo in questo momento, sei ovviamente uno/a di loro.

martedì 6 aprile 2010

La perfida Albione



L'insegnante di inglese della mia sezione è a incarico annuale. ed è ad Hogsmeade per la prima volta; par di capire però che sarà anche l'ultima.
Ha un carattere piuttosto urticante, di quelli che quando passano l'acido solforico si scansa per paura di essere corroso. In effetti, quando posso, evito di farci il viaggio in treno: soprattutto quando si parla di politica emergono contrasti non tanto sul merito quanto nel tono - il mio universo ideale comprende una serie di blande sanzioni da applicarsi con estrema moderazione, il suo scivola spesso in una storia di catene, bastonate e chirurgia sperimentale. Al contrario di me inoltre possiede in alto grado la Cultura del Sospetto - beh, se anche non la possedeva ha imparata a svilupparla quest'anno, comunque. E a dire il vero anch'io sono molto peggiorata, sotto questo aspetto.

E' possibile che averla come insegnante non sia il massimo dell'intrattenimento. Detto questo, i problemi con la classe vertevano però su altre questioni che quella della simpatia reciproca.
Albione infatti ha tutta una serie di idee personalissime sul suo lavoro, cui i ragazzi (almeno quelli della mia classe) faticano assai ad adattarsi. Ad esempio pretende che vengano svolti regolarmente i compiti assegnati, sia per la parte scritta che per quella orale. Pretende uno studio regolare e continuativo, in base alla balzana teoria che senza lo studio le lingue straniere non si imparano. Pretende poi non solo che i ragazzi si studino le varie liste di vocaboli, verbi irregolari etc. ma che addirittura se li ricordino anche in seguito. E già qui ci si rende conto di essere in presenza di una vera e propria negriera, deprivata della frusta e dei cani feroci solo per colpa del lassismo che impera attualmente nell'italica scuola.
Il peggio però deve ancora arrivare: perché la perfida Albione ha altre e ben più gravi pretese: infatti, addirittura, vuole che i ragazzi facciano i compiti non sul libro (dove magari è già intervenuto a suo tempo qualche fratello maggiore o cugino) ma sul quaderno - il tutto con l'inconsistente scusa che così i ragazzi fanno un po' di esercizio di ortografia, di cui sostiene che abbiano grande necessità; e (inaudito) per meglio accertarsi che ciò effettivamente avvenisse, addirittura passava tra i banchi per controllare i quaderni.
Quest'ultima atroce vessazione, sembra, è stata la goccia che ha fatto traboccare la giara (che certo un semplice vaso, per quanto grande, non poteva bastare a contenere la genitoriale indignazione nata da sì gran sopruso): che non solo un insegnante assegnasse dei compiti che non si facevano in tre minuti con il piede sinistro, ma ardisse pure controllare di persona se tali compiti erano stati svolti e avvisasse a casa se così non era!
Insomma, alla fine una delegazione di genitori (composta non si sa da quanti esemplari, perché sulla questione la Preside è sempre stata di una vaghezza disarmante) è andata in presidenza a protestare contro tali soprusi - e davvero, se un genitore non si muove davanti all'inqualificabile spettacolo di un insegnante che cerca di fare il suo lavoro, davanti a cosa mai deve muoversi?
La Preside non è rimasta insensibile a tanto dolore, e ha rampognato la Perfida Albione per la sua eccessiva fiscalità. La Perfida Albione si è naturalmente difesa, ma con qualche esitazione - comprensibilmente, perché sentirsi rimproverare dalla Dirigenza di cercare di guadagnarsi onorevolmente lo stipendio è cosa che può far perdere la parola e mancare gli argomenti anche ai più loquaci tra gli insegnanti.

Ho manifestato apertamente la mia indignazione per il dirigenziale intervento con un paio di piazzate fatte a voce ben alta in Sala Professori, contando che qualche anima buona che andasse a far la spia al DS: che non si capisce come mai, prima di rimproverare Albione per la sua mancanza di elasticità, la Preside non abbia pensato di parlare col coordinatore (ovvero me) o con qualche altro insegnante della classe onde informarsi se davvero inglese era l'unica nota stonata prodotta da quei gentili fanciulli - perché tutti le avremmo confermato che la classe magari non studiava inglese, ma di sicuro non studiava nemmeno storia, geografia, scienze, tecnica, musica e quant'altro.
Ma, ahimé, il buon vecchio e sano istituto della delazione a Hogsmeade sembra mancare: tutti mi han dato ragione a voce, tutti hanno convenuto che la Preside si era allargata davvero troppo ma nessuno ha riferito a chi di dovere, per quanto risulta (pensare che quando ti farebbe comodo avere intorno un gruppo di persone discrete c'è sempre qualcuno che va in giro a spiattellare qualsiasi cosa tu dica).

Così ho provato ad autodelazionarmi agli scrutini, insistendo più volte sul numero (invero piuttosto elevato) di insufficienze che la classe esibiva in ogni materia: nessuna materia ne esibiva tante quanto inglese, ma le differenze erano davvero minime. In effetti, più che schede, quei documenti di fine quadrimestre sembravano cimiteri.
Ho poi dato ampio risalto e assai ricamato su un curioso giro di fotocopie di compiti da me sventato casualmente (ebbene sì, le creaturine fotocopiavano gli esercizi svolti da pochi eletti, caso mai Albione fosse così orba da non distinguere una paginata di esercizi fotocopiati da una di esercizi scritti). La cosa è ovviamente finita in una girandola di note e avvisi a casa, che non hanno però suscitato particolari reazioni da parte dei genitori. E del resto i ragazzi non si sono fatti da soli, immagino.

Da allora la pressione dirigenziale sulla perfida Albione sembra si sia allentata. I ragazzi borbottano e si lamentano facendo attenzione a non farsi troppo sentire, i genitori si suppone facciano altrettanto in privato, ma almeno hanno smesso di lanciare vaghi o aperti richiami alla questione durante i colloqui con me.
Nel frattempo, i giovani virgulti della mia amata classe continuano a non studiare; e continuano a non studiare, con perfetta equità, non soltanto inglese ma anche le altre materie - comprese quelle della prof. Murasaki con cui assicurano di avere un buon rapporto e che sperano tanto che ritorni l'anno prossimo.
Il che dimostra, contrariamente a quel che ho sempre creduto, che avere una bella intesa con la classe serve fino a un certo punto sul piano didattico.

Del resto loro, forse, hanno un buon rapporto con me; ma io sono tutt'altro che convinta di avere un buon rapporto con loro...

domenica 4 aprile 2010

Samwise il Forte, Eroe dell'Era



Sam è un personaggio piuttosto anomalo nel panorama della letteratura, e lo è senza parere. Parte come Servo Fedele, sottocategoria "storditello ma tanto affezionato al padrone", un po' can da guardia, un po' scemo del villaggio - ma di un villaggio molto bonario. Come i due hobbit aristocratici ha scelto di imbarcarsi in quell'avventura per amore, ma anche per curiosità e sete di conoscenza. Entrambe le molle lo spingeranno per tutto il libro e non verranno mai meno. Partecipa al viaggio per scelta, lo ha scelto più volte; per questo, quando arriva per lui il momento delle decisioni, sceglie senza troppa difficoltà.
Non è un semplice Aiutante: come riconosce apertamente Frodo "senza Sam non avrebbe combinato granché": negli ultimi quattro capitoli dello sciagurato viaggio a Mordor è Sam che decide, fa e disfa. Frodo è ormai incapace di fare altro che tirare avanti, passo dopo passo, fino alla Voragine; ma Sam è ancora integro, perché è stato vicino all'Anello abbastanza per capire all'incirca di che si trattava, pur tenendosene a distanza quanto bastava per non farsene assorbire (e in verità assorbire e dominare Samvise Gamgee non dev'essere affare di poco conto).
L'Anello prova con tutte le sue forze a sottometterlo nei pochi istanti in cui Sam lo porta al dito - ma anche l'Anello non trova di meglio che promettergli un enorme giardino su cui possa regnare indisturbato dopo aver vinto tutti i nemici. E' in effetti l'unico miraggio che possa tentare un giardiniere per vocazione, ma Sam scopre quasi subito il trucco: non gli interessa comandare una squadra di giardinieri (anche se, alla fine del libro, si troverà a fare anche quello): vuole un giardino tutto suo da far fiorire, nient'altro.
Troppo, o troppo poco per l'Unico Anello del Potere - che infatti con lui non riesce ad averla vinta.
(Naturalmente col tempo e la pazienza sarebbe venuto a capo anche di Sam. Forse. Ma, non dimentichiamocene, non è riuscito a venire a capo di Bilbo in sessant'anni e riesce a prevalere per un attimo su Frodo solo  nel suo momento di massimo potere, accanto alla sua fonte d'origine).

sabato 3 aprile 2010

Tuo padre ti ama e se ne ricorderà prima della fine


Così prevede Gandalf, quando Faramir parte su ordine del padre per l'impresa dichiaratamente impossibile di difendere il guado di Osgiliath. Facile profezia, invero: perché quelli come Denethor si ricorderanno sempre di amare ciò che gli appartiene, possibilmente nel momento e nel modo più sfavorevoli allo sventurato oggetto d'amore.
E così l'amore paterno reclama i suoi diritti quando Faramir ritorna, colpito dal Re dei Cavalieri Neri e sprofondato nel delirio. E come grandi segni di amore Denethor decide che:
1) morto lui e i suoi figli, è chiaro che non c'è più speranza e che Minas Tirith cadrà nelle mani del nemico, quindi tanto vale lasciar perdere tutto
2) il vero desiderio di Faramir è morire con lui.
Al secondo punto, in particolare, Faramir non può dire né sì né no, appunto perché è sprofondato nel delirio. Le cose finirebbero davvero male se Beregond non decidesse di buttare alle ortiche il suo giuramento di obbedienza e se Pipino non corresse nel bel mezzo della battaglia a tirare Gandalf per la manica perché Faramir aveva "più bisogno di dottori che di lacrime". E niente di meno dell'intervento di Gandalf in persona sarà necessario per strappare Faramir all'abbraccio del suo amorevole padre.
Quanto a salvare Denethor, si tratta di impresa probabilmente al di fuori della portata di Iluvatar in persona; a parte il fatto che Denethor non vorrebbe mai e poi mai essere salvato da altri che da sé stesso medesimo.

No, direi che nel complesso non è un personaggio che mi sia riuscito molto simpatico.
Comunque ha contribuito a generare Faramir, e non è un titolo di merito da poco.